venerdì 16 maggio 2008

Il femminismo, questo sconosciuto, vituperato, conosciuto...

Va di moda parlare malissimo del femminismo. Del vituperio delle genti che ha scardinato la famiglia e rovinato il capino delle donne, strappandogli l'utero e la maternità, allontanandole da pappette e pannolini per spingerle in massa (che a loro piacesse, per dire, allontanarsi dalla nursery e dalla cucina, non è conserato significativo!) verso gli universi del lavoro, della cultura, delle professioni - verso il mondo in toto.

Le veline di oggi e le loro emule, tutte cosce nude, lustrini e spacchetti, lettrici accanite di Moccia e spesso ignare di tutto il resto, grandi consumatrici di filmoni romantici, di filmini cretini, di sms scritti in lingua marziana, sono l'antifemminismo per definizione. Eppure i moralisti (uomini!) accusano proprio il femminismo di averle traviate, convinte a perdere la verginità ed il cervello. Ma io ripeto che codeste fanciulline sovranamente ottuse e soavemente menefreghiste sono la dimostrazione pratica che in Italia il femminismo ha avuto vita breve, troppo breve.

La generazione delle veline e delle cubiste impuberi è la versione discinta e riprogrammata degli angioletti del focolare di qualche decennio fa. Ignoranti ma belline, sempre sorridenti ma mute, d'una furente passività, tutto quel che cercano è un uomo accanto al quale tremare. Ragazze che si sentono incomplete senza un uomo e che tra fellatio e rapporti casuali (spesso non protetti, perché in Italia l'educazione sessuale è una merce rara e nelle scuole non s'insegna forse per motivi moraleggianti) non cercano nemmeno il piacere sessuale - tanto tanto brutto!, ma in fondo comprensibile: gli esseri umani fanno sesso anche perché è piacevole farlo, altrimenti la specie umana si sarebbe estinta da molto tempo - bensì l'amore. Ragazze confuse o ignoranti. O forse solo in malafede. O tutt'e tre le cose.

Non so se le quattordicenni di oggi sappiano che cos'è il femminismo. Certo non è quel che gli permette di spogliare nude ed ancheggiare nelle discoteche per teenager o di spedire in giro video e foto osé.

Non so se sanno - e se al limite gl'importa, ma dovrebbe! - che prima di quella cosa tanto tanto cattiva che è il femminismo, la donna non poteva lavorare se non con l'autorizzazione del marito. Autorizzazione che solo dal 1975 (riforma del diritto di famiglia, un'operazione blasfema per taluni, sacrosanta per tutte le persone civili).
Che, prima della riforma del 1975, la donna era giuridicamente posta sotto la potestà del marito, resa insomma "incapace" anche se maggiorenne.
Che, fino al 1981 (!) quando la Corte Costituzionale lo abolì sacrosantamente, esisteva il delitto d'onore, ovvero la pena di morte legalizzata per la moglie (o madre, o figlia, o sorella) adultera o presunta tale, con tutte le storture e gli abusi che è facile immaginare. Il marito assassino ma per "onore" ovvero per corna se la cavava con una pena minima.
Che, sempre fino al 1981, per esplicita previsione dell'art. 544 codice penale il reato di stupro si estingueva se la donna violentata sposava l'aggressore (e se il disgraziato dichiarava le sue buoni intenzioni matrimoniali "l'ho violentata, sì, ma intendevo poi sposarla" la pena gli veniva abbondantemente ridotta).
Che fino al 1996 (dodici anni fa) lo stupro era reato "contro la morale pubblica e il buon costume" (insomma, una questione di buongusto, di pudore) e non contro la persona.
E' anche di moda vituperare il '68, che avrebbe trasformato l'Italia in una sorta di bordello popolato da assassini senza senso del dovere o della famiglia.
Certo,"prima" del '68 il divorzio non esisteva e la famiglia era unita nella buona e nella cattiva sorte, ma erano anche gli anni in cui il marito disponeva dello ius corrigendi (in soldoni: il diritto di pestare la moglie) e del diritto a esigere il debito coniugale (anche se la moglie non era d'accordo, il che si chiama stupro). E vogliamo parlare del fatto che ad approfittare del divorzio sono stati soprattutto politici ultracattolici come il bel Casini Pierferdinando (che col secondo matrimonio ha regolarizzato la peccaminosa convivenza, tra l'altro produttiva di una bellissima bambina e quindi non certo vissuta in astinenza, con Azzurra Caltagirone)???
Certo, "prima" del '68 era "colpa grave" per la moglie tacere al marito d'aver perso la veriginità con un altro che non fosse lui.
Certo, "prima" del '68 non esisteva il controllo delle nascite, o meglio esisteva nelle forme più bieche e d'ultima soluzione: aborti clandestini e infanticidi.
Certo, "prima" del '68 le donne erano esseri di seconda o terza classe, serve in casa del marito, e la famiglia era cosa del marito, con tanto di diritti proprietari su moglie e figli (compreso quello di spedirli ad placitum in casa di correzione).
Ma questi dettagli non contano, giusto?
Libertà, cultura, anche irriverenza, anche il sacrosanto diritto di gestirsi da sé e di fare le proprie scelte sono appunto cosine di secondo piano, vero?
Se poi a qualcuno farebbe piacere ri-trasformare la famiglia in "cosa di proprietà del marito", la donna in serva ed il suo corpo in fabbrica analfabeta di bambini e robot delle pulizie, processare le vittime di stupro per reato "d'esserci state", magari anche lapidare biblicamente chi "lo fa" prima del matrimonio... lo dica almeno chiaro e forte!
Gentilmente non parli di bene comune e non dica che "il bene delle donne" è fare le serve non pagate. Anche perché a scegliere "cos'è bene e cosa non è bene" per il Secondo Sesso sono quasi sempre gli uomini (non il Primo Sesso, comunque). Insomma, come voler dare ordini in cinese senza mai aver studiato la lingua degli ideogrammi...

0 commenti: