venerdì 23 maggio 2008

Scandalo perché un'assassina è in galera

Non mi stupisce apprendere che Annamaria Franzoni, assassina del proprio figlio, sia finita in galera per espiare. Né che l'assassina-bimba, abituata alle torte di mele ed ai giochetti infantili ("bimba" mi pare un soprannome quantomai appropriato per lei) coi figlioli, in carcere non si trovi esattamente come un pesce dentro l'acqua. Il carcere è un luogo di afflizione, di pena e di rieducazione (se il detenuto collabora anziché giocare alla vittima sacrificale), non un agriturismo sull'Appennino Tosco-Emiliano.
In carcere l'assassina di Cogne c'è andata non perché i giudici sono tanto tanto cattivi - e lei è tanto tanto buona e poverina nessuno tranne la sua splendida famiglia può capirla... povera bimba innocente! - ma perché, mamma o non mamma (e diciamolo: tutta quest'ossessione uterina "sono una mamma, e i miei figli, e se mi arrestate chi ci pensa ai miei figli, e Stefano facciamone un altro che Samuele è appena morto" non la condivido... ma santa pace di Gesù, siamo nel III millennio e quella donnetta con la voce da pecora riesce a vedere se stessa solo come una fattrice di figli - io li fo e poi li disfo? - insomma, che visuale limitata...) questa donna ha compiuto un reato infame e odioso.
Ha sfondato il cranio al proprio figlio, facendo schizzare sangue e cervello dappertutto. Ha stra-ucciso. Sono poche le - pur numerose - madri assassine che arrivano a tanto.
I tg, come sempre vaselin-garantisti (la F. è ancora innocente malgrado la condanna passata in giudicato, forse perché l'avvocatessa Savio, reduce dalla trombatura in Cassazione, ha assicurato che si chiederà la revisione processuale dimenticando che per farlo servono altre prove, possibilmente d'una certa consistenza e magari non costruite artigianalmente per evitare altre denunce per calunnia e frode processuale) ci assicurano che la donna soffre e che le detenute non gradiscono di averla tra i piedi.
Dove sia la notizia non lo so. In galera si soffre, tu guarda! E le detenute comuni, quelle che per aver rubato un portafogli sono additate come la feccia dell'umanità, la chiamano col suo titolo "assassina" e non vogliono avere niente a che fare con la bimba lagnosa che, quando non spacca il cranio dei figli, piange in tv come le pecore avviate al macello. Insomma, ordinaria amministrazione carceraria: nei penitenziari, chi ammazza i bambini non è benvisto.
La bimba poteva pensarci prima. Si tenga gli insulti. Lei è viva, suo figlio Samuele s'è disfatto sottoterra. Lei è viva e la sua orripilante famiglia probabilmente organizzerà trasferte per coccolarla in carcere. C'è gente che in galera c'è andata da innocente davvero e in galera è rimasta, dimenticata. O ne è uscita pesta nel corpo e nell'anima (dubito che la Franzoni ricordi chi era Enzo Tortora, il quale comune è per tremila ragioni agli antipodi rispetto a lei - ed era innocente ma è stato bistrattato come un colpevole). Lei è viva e non è una delle vite più degne.
Gli errori si pagano, bimba. Non te l'ha insegnato il tuo babbo assieme a motti come "se il vicino è scapolo lo si calunnia" o "se i caramba non trovano l'arma magari gliela si fa trovare noi"?
A margine mi colpisce molto lo scandalo generale per un'assassina in galera, proprio qui in Italia dove:
a) per andare dietro le sbarre devi proprio aver massacrato, ucciso, divorato, stuprato etc. insomma devi aver fatto davvero una strage immonda e gocciolante di sangue;
b) se anche ti danno l'ergastolo, tra condoni e condonini, aiuti ed aiutini, buona condotta e quant'altro, tempo dieci anni e torni libero - mentre la tua vittima se la vede con le zolle nere della terra e i vermi che ne divorano le fredde carni;
c) si chiede il linciaggio per i ladruncoli di strada ma per una donna - oltretutto mediocre e antipatica in un modo tanto esasperato da farmi venir voglia di prenderla a schiaffi, di urlarle di svegliarsi - che versa quattro litri di sangue bambino si sprecano cinquantasette milioni di tubetti di vasellina. Perché il primo non è stato cinque anni sotto i riflettori, la seconda sì, spargendo il suo veleno, ammorbando un po' tutto.
d) la madre è sacra. O meglio: da noi, la maternità è ancora vista come l'essenza e lo scopo della donna (con l'ovvia contraddizione del disprezzo del sesso femminile visto come residuale e ornamentale ed il culto mistico della madre, specie se per il figlio sacrifica tutta se stessa, se no è un'egoista ovvero una cattiva madre) Peggio d'una madre assassina è una donna che madre non è. L'assassina di Cogne, quando il figlio aveva appena esalato l'ultimo respiro o forse nemmeno, già premeva il marito per farne un altro, per rimpiazzare quanto prima il giocattolo rotto. Facciamone un altro, dai!
Ciò detto, questo è il mio messaggio personale per la Franzoni:
Non se ne può più, A.F. di te, della tua famiglia, dei tuoi bambini, delle tue torte, dei tuoi raccontini - molto gonfiati - su com'eri felice a Cogne e blablabla. Asciugati le lacrime e affronta ciò che hai fatto, ora che sei sola in cella e non ci sono il papino e il maritino e l'avvocatino a consolarti e imboccarti. Ora non puoi più calunniare i vicini di casa o "farti conoscere" belante in tv. Affronta ciò che hai fatto e allora - e solo allora - sarai una donna libera. Mentalmente libera, se questo termine ti dice qualcosa. Non sei l'eroina d'una soap opera anche se hai imperversato in tv. Non sei una scrittrice anche se hai firmato un memoriale in cui racconti gli affari tuoi ed eviti che il pubblico ti dimentichi... Non mi fai pena, signora assassina di Cogne. Anzi, se vuoi saperlo, rappresenti tutto un concentrato di ciò che in Italia c'è di sciatto, di squallido e mediocre. Proclamandoti innocente, riuscivi a comportarti come la tipica colpevole, che oltretutto cerca di farla franca a tutti i costi, anche calunniando elegantemente i vicini di casa e insultando un po' tutti. Ora, gentilmente, chiudi la ciabatta.

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