venerdì 16 maggio 2008

Niscemi ovvero "i veri colpevoli"



E' facile dire – o scrivere – che "la responsabilità penale è personale" quando tale sentenziosa frase fa bella mostra di sé sui codici penali.

Ma quant'è difficile dirlo di fronte al delitto di Niscemi (o a tanti altri del genere).

Quando a uccidere sono tre individui tra i 15 e i 17 anni, si tenta forse per pudore o forse per non-so-cosa di scaricargli dalle spalle parte di quel peso tanto imponente. Insomma, dopo le frasi di rito sulla cattiveria dei giovani, si chiamano in ballo quali responsabili morali d'una presunta culpa in vigilando le più varie istituzioni. Dalla famiglia alla scuola, passando per le comitivole d'amici tutte bollate come "branchi" (così come quindici anni fa un gruppo di attempati bevitori toscani di campagna alias i "compagni di merende" fu scambiato per il Mostro di Firenze: associazione a delinquere di stampo merendaro, insomma) fino alla Playstation (la porta della perversione) ai telefonini (idem) e ovviamente a Internet (immonda ed esecranda fonte d'ogni multimediale nequizia), nessuno si salva dal peso della colpa indiretta o morale o come si vuol chiamarla.

Basta che passi il solito concetto: è colpa delle "istituzioni", della famiglia e della scuola, del sesso precoce e della masturbazione, della “cultura della morte” e del Codice da Vinci, dei manga e delle rock band “cattive” che passata una stagione cadono nel dimenticatoio, dei giornaletti porno e dei giochi con la playstation, di Internet e dei blog, della televisione (cattiva, cattiva maestra, anche se grazie al suo programma "Non è mai troppo tardi" fu maestra per davvero, insegnando a un paio di generazioni di spettatori a leggere e scrivere... ma forse agli audaci prosivendoli non interessa!). E' colpa d'una quantità di soggetti indeterminati e collettivi.
E solo dopo si distribuisce quel che restra della colpa ai tre ragazzi - Alessandro Giuseppe e Domenico o comunque si chiamino - i quali, fregandosene assai di giornaletti e playstation, di miti buoni e cattivi, di "valori" ed "empatia", hanno attirato una coetanea in un campo e l'hanno stuprata a turno prima di strangolarla con un cavo della tv e tentare di da fuoco al cadavere, poi gettato in fondo a un pozzo. L'hanno fatto perché - a quanto pare, aspettiamo gli esiti dell'autopsia - Lorena era incinta di uno di loro (rapporti non si sa quanto consenzienti) e intendeva parlare.
E' colpa persino - si fa intuire con molti giri di parole e "non so se mi spiego" - della vittima stessa, Lorena Cultraro, 14 anni. Dopotutto era una ragazzina graziosa e vivace. Si curava nel vestiario (vanità, peccato mortale) ci teneva a figurare. Così si dice già ora, col corpo che ancora aspetta l'autopsia. Insomma: essendo carina e civettuola come qualsiasi 14enne, "se l'è cercata". Se è uscita con qualcuno o ha dato o accettato appuntamenti, "se l'è cercata". Se era bella "se l'è cercata". Se si è lasciata alle spalle l'infanzia per entrare - per poco ahimé - nello strucciolevole sentiero adolescenziale, "se l'è cercata".
Il politically correct per "era una disgraziata, ben le sta". Certi stereotipi antichissimi non si cancellano a colpi di legge, nemmeno se sacrosanta come quella del 1996 che ha trasformato lo stupro in reato contro la persona (la donna – o anche l’uomo, perché pure i maschi possono subire violenza sessuale) e non più contro un concetto astratto come la morale pubblica e il buon costume.

Lorena aveva 14 anni. Non era una bellezza sfolgorante (anche se già una pluralità di voci tenta di levarsi a descriverla come lolita di paese - senza sapere che la Dolores Haze di Nabokov era tutta un'altra cosa - per preparare attenuanti non solo morali ai suoi assassini), ma aveva un viso gradevole e probabilmente sarebbe potuta diventare una brava persona. Probabilmente e forse sono tutto quello che rimangono di lei, voglio dire. Preferisco non fidarmi degli stucchevolissimi commenti "addolorati" dei vari amici e amiche ai microfoni televisivi: non riesco a non fiutarne l'odore strettamente preconfezionato. Dei morti si parla sempre troppo bene per poterci credere fino in fondo. Dei morti ammazzati si parla con iperboli di bontà prima per poi scivolare, entro poche settimane, nelle paludi del "forse non era tanto a posto" sino all'accusa di essersela tirata addosso "provocando" l'assassino o simili. C'è un po' di Don Abbondio in ognuno di noi, anche se leggermente più maligno del pavido prete manzoniano, il quale dopotutto aspirava solo a viversene in pace - anche perché all'epoca la televisione era di là da venire e così pure le riviste scandalistiche...

Lorena aveva 14 anni e non arriverà mai a compierne 15. Violentata e strangolata. Il corpo bruciato e poi gettato a marcire in un pozzo. Non cedete alla tentazione di definire "bestie" i tre ragazzi che le hanno fatto questo. Gli animali non violentano né uccidono i loro simili. Non cercano di bruciarne i resti. Gli animali non traggono piacere dalle sofferenze altrui, quindi riportate Alessandro Giuseppe e Domenico, A. G. e D. sul piano della natura umana, l’unica a centellinare il dolore dei simili come bevanda rara e squisita, d’accordo?

I tre sapevano che avrebbero ucciso Lorena perché non doveva parlare (la possibile gravidanza, ed i problemi che ne deriverebbero con le fidanzatine dei ragazzi). Lo sapevano. Si sono accordati via sms (anche i sms, secondo gli opinionisti tuttologi sono fonte d’ogni male: nella pressione dei tasti del telefonino si muovono i primi passi verso la perversione) e hanno preparato tutto quanto, giusto per escludere in anticipo che ai ragazzi sia venuto il solito “raptus” omicida oggi di moda quanto mai.
I tre, dicevo, sapevano, quel pomeriggio, che avrebbero ucciso Lorena, ma prima l’hanno violentata. A turno hanno violentato una ragazzina che sapevano di dover uccidere. Lasciamo stare “le colpe degli educatori” che dovrebbero “farsi l’esame di coscienza”. Lasciamo perdere gli psicologismi di bassa qualità scritti col tono moraleggiante di chi ormai veleggia negli empirei della penna e può dunque arringare i miseri mortali. Lasciamo questo da parte e concentriamoci sui fatti: A. G. e D. hanno stuprato a turno Lorena, sapendo che dopo lo stupro c'era anche la morte, nella scaletta del programma.

Se è possibile dividere in sequenze questo scempio, direi che la parte peggiore è proprio questa: tre ragazzi che stuprano una coetanea prima di ammazzarla. Aggiungendo umiliazione a umiliazione, violenza a violenza. Umiliano. Distruggono. Questo è lo stupro, signore e signori: l’umiliazione della vittima, il trasformarla in una “cosa”, in un “oggetto” da usare rapidamente e brutalmente e poi sbattere via come un vecchio straccio. Altro che provocazione sessuale, altro che “l’ha voluto lei”.

A. D. e G. sapevano quel che stavano facendo. L’avevano già pianificato e progettato, altro che raptus. Hanno ucciso e se ne sono tornati tranquilli a casa, così poco stravolti da riuscire a mettere in giro voci varie su una fuga sentimentale della loro vittima con un inesistente quarantenne possessore di una Golf grigia. Un altro pizzico di fango, no? Dipingiamola come una facile. Tanto poi si finirà comunque per pensare questo di lei.
Le hanno dato appuntamento per ucciderla e l’hanno uccisa. Si sono preoccupati di sparire il cadavere. Sono tornati a casa. E hanno mantenuto il controllo della situazione – nessun cedimento né pianto, nessun repentino pentimento – finché martedì sera il corpo di Lorena non è stato trovato nel pozzo, vicino alla masseria dov’era stata invitata a raggiungere i suoi tre assassini.
Cos’è, questo, un raptus di gruppo premeditato? Nuovo genere di infermità mentale transitoria, suppongo. Ma probabilmente qualche perito della difesa sosterrà anche questo e ha pure diritto di dirlo, se gli va, perché la Costituzione il diritto alla difesa lo garantisce a tutti. Altra cosa è insinuare, nel costituzionale diritto alla difesa, anche quello a fare della vittima ciò che si vuole, dipingendola come la “vera colpevole” di tutto, come colei che ha “provocato” gli assassini, minacciando di far sapere in paese che uno di loro l’aveva messa incinta – e poverini loro, avevano le fidanzatine che andavano tenute all’oscuro…

Il resto si vedrà.
Temo che si assisterà all’ennesima fiera dei luoghi comuni. Ancora un po’ di colpa sottratta dalle spalle omicide e caricata su quelle – intangibili ma cattivissime – dei soggetti collettivi e astratti di cui sopra. Ancora un po’ di banalità voyeuristiche: insistenza di telecamere sul luogo del delitto, martellanti interviste a tutti gli abitanti di Niscemi, meglio se giovanissimi. Un po’ di rottura di scatole ai genitori della vittima, magari col consueto tormentone su quando perdoneranno il terzetto assassino o con l’affondo gratuito del “cosa direbbe, signora, agli assassini della sua bambina?”. Magari una zoomata sui genitori di uno dei tre, con commenti triti e ritriti sulla “famiglia normale sprofondata nella disgrazia”.
Trattandosi di minorenni l’ergastolo non è tecnicamente possibile. Non ho voglia di azzardare calcoli su quanti anni potranno dargli. Tutte le pene detentive di questo mondo non riporteranno Lorena in vita. Né, verosimilmente, potranno rieducare granché tre ragazzini capaci di tanto. Forse questo è un cattivo pensiero. Dovrei sperare o auspicare che “capiscano” e “si ravvedano”, ma non sono tanto ingenua da credere alle favole a lieto fine o alla redenzione del cattivo. Tutti gli assassini rei confessi, già al momento in cui – al termine del processo – gli viene concessa l’ultima parola, si dichiarano pentiti, pentisissimi anzi prostrati dal dolore. Lo disse persino Angelo Izzo, salvo poi tornare a uccidere appena ne ebbe di nuovo la possibilità.

Insomma, diamo tempo al tempo, che non è affatto galantuomo. E non cerchiamo di trascinare sul banco degli imputati “famiglia” e “scuola” tanto cattive quando i suoi membri stuprano e strangolano e tanto buone altrimenti. Portiamoci A. G. e D. senza mascherarne le colpe dietro attenuanti di videofonini e fumetti diseducativi. Almeno proviamoci.

* * *

Ieri sera s'è subito messo in pratica il maxiprocesso di decolpevolizzazione di chi ha materialmente stuprato e brutalizzato, strangolato e ucciso, per riversare tutta la colpa e l'infamia sui soliti imputati-feticcio, scuola e famiglia, da processare in contumacia per via televisiva. Ed ecco su Rai 2 la rossocapelluta Maria Rita Parsi (una di quelle che parlano "col cuore", e infatti i risulati si vedono... ma usare la testa no, eh?), che "coccola" i tre assassini definendoli nientemeno che "vittime di omicidio d'anima", vittime non della propria stupidità criminale, ma della società che al loro posto andrebbe processata, della cattiveria diffusa che poverini quei teneri cucciolini ha ammazzato quasi più loro che Lorena, la quale già scivola in secondo e terzo piano. Compatite quei poverini che hanno avuto certo esperiente tanto tanto brutte con immagini sconce e omicidi virtuali! Compatiteli, prendeteli in braccio! Non hanno avuto un adulto di riferimento "prima" - quando hanno stuprato Lorena mettendola incinta - per confidarsi. Ma poi c'è stato lo zio di uno dei tre ad assicurare che, trattandosi di ragazzi, sono in fondo bagatelle, i ragazzini non sanno mai cosa fanno... Insomma, sciocchezzuole.

Un'altra ospite ha fatto il resto, in pratica accusando i cellulari ed Internet d'essere Bibbie del male, forieri di peccato, corruttori di gioventù, regie d'un diabolico copione che trasforma qualsiasi incauto telefonista quindicenne in assassino spietato, lavandogli il cervello e riprogrammandolo come macchina per uccidere. La tecnologia corrompe i bambini. Che cattiva la tecnologia! Che cattivi il computer ed il videofonino, che fanno tanto tanto male a quei cucciolini spaventati che, coi neuroni bruciati dalla crudeltà del cellulare, sono piombati in un coma vigile durante il quale hanno ucciso...! Più di cent'anni fa il cinema appena nato fu già battezzato come potenziale corruttore. E così fu per fumetti e televisione, rock'n'roll (che si disse essere un ballo diabolico, creato per abbassare lo standard morale dei giovani e per ipnotizzarli...) e così via. Tutto quel che finisce in mano ai giovani (anche la vituperata, santa e diabolica Barbie, persino gli stupidissimi Teletubbies che in Polonia sono stati tacciati di propagandare l'omosessualità) li corrompe e li distrugge. Il presupposto è, ovviamente, che i giovani siano, scusate la finezza, teste di cazzo, cretini incapaci di fare alcunché di costruttivo ma dotati d'una favolosa inclinazione alla passività che li porta a trasformarsi in killer efferati nel giro d'un minuto, giusto il tempo di mettersi gli auricolari dell'I-Pod.

Da Lorena, 14 anni, stuprata e uccisa, si è passati - come immaginato - alla più trita banalità:
* sms e videofonini, realtà virtuale (che non c'entra un bel niente, ma fa tanta audience, gettando nel panico madri angosciate che ora vorranndo bruciare The Sims2 e Black and White temendo danni irreparabili ai pubescenti frutti dei loro lombi) sono messaggeri di morte e corruzione, la tecnologia corrompe i giovani;
* la vittima già accostata ad una "poco di buono" gettata nel calderone del sesso (una cosa tanto, tanto brutta se a farla è una donna, tanto tanto bella se a farla è un uomo... il che pone il rapporto eterosessuale in una duplice ambigua luce),e gratuitamente dipinta come una facilona, del resto oggi come ieri se ti violentano è colpa tua;
*le vittime vere sono sempre gli assassini, ai quali occorre dare carezzine ed empatia e pane e zucchero, ché hanno brutalizzato una bambina perché mamma e papà non li hanno amati abbastanza;
*i giovani d'oggi sono tutti cattivi, sono una generazione vuota (lo dissero già per Doretta Graneris e Guido Badini nel 1975, coevi di Angelo Izzo, Gianni Guido e Andrea Ghira, quindi nel 1990 per Pietro Maso, poi ancora per Erika e Omar, per il branco di Leno e per l'inqualificabile signorina Knox col molto rispettabile signor Sollecito).

Il delitto è stato scoperto da tre giorni e già gli assassini vanno capiti e coccolati e magari occorre fornirli di "lezioni d'empatia" o di corsi di scrittura creativa (come quelli che l'ex ribelle Lidia Ravera, oggi assestata nell'empireo del "ce l'ho solo io" e ormai illeggibile voleva offrire gratis et amore dei a Erika de Nardo, come lessi dopo aver buttato via soldi buoni per acquistare "Il freddo dentro"....).

* * *
I difensori dei tre indagati hanno spiegato che "l'interrogatorio ha liberato i ragazzi del peso enorme che portavano dentro. Sono molto pentiti, perchè hanno preso consapevolezza del loro gesto".

Circa il pentimento -assicurato in ingente quantità, ché con gli assassini le iperboli si sprecano - ci si chiede se sia compatibile con la domanda fatta da uno dei tre piccini pentiti al gip, al termine dell'interrogatorio. Il ragazzo non ha chiesto se, ora che aveva snocciolato tutto, poteva gentilmente tornarsene a casa.

E sul "prendere consapevolezza" rimango allibita: quei tre stronzetti davvero credevano che stupro e omicidio non fossero gravi reati? Hanno dovuto finire in galera per saperlo? Prima pensavano d'aver fatto una bravata qualsiasi, anzi, che il loro gesto fosse encomiabile? Ma dove vivevano? E soprattutto: dove vivono i loro difensori?

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